Recinti chiusi. Recinti per cavalli.
Ho appena letto l'ultima pagina del Diario Azzurro di Silvano Agosti: http://www.byweek.com/scipioni/ita/diario27062006.asp .
Come sempre le sue immagini ed i suoi libri riescono a descrivere cosi' bene un pensiero che trovo vicinissimo al mio.

Mi avvicino con due occhi cosi', quelli mi guardano pure loro, e io attacco bottone, e scopro che vivono in un paesino qui fuori alla cittadina magiara. Lui ingegnere, della provincia di Bergamo, è venuto qui a lavorare alla IBM per la prima volta nel 97, lei di Milano.
E da 7 anni hanno deciso di vivere nella pianura ungherese.
Lui non lavora più all'IBM. Si dedicano entrambi alla loro passione: i cavalli. Ne hanno 2, madre e figlio, un piccolo ranch, e lui è tutto abbronzato e con lo sguardo *vivo* lavorando coi cavalli tutto il giorno dentro il recinto e fuori, e lei parla di come la cavalla si comporta e pensa e galoppa e ne parla con una passione che le fa brillare gli occhi.
E mi dicono che in Italia non si puo' piu' fare, che avere una fattoria è una cosa da pazzi o da ricchi e c'è sempre di mezzo il denaro, e solo quello.
Mi dicono che qui, qui si può ancora vivere.
Qui si può ancora vivere.
Mi fa pensare questa cosa.
Mi invitano a casa loro e ci salutiamo e ho il sorriso sulle labbra, come sempre quando ci si scambiano energie positive, e penso, e penso che forse io non sono un futuro Pasquale Ametrano, quello di baincorossoeverdone, e che bello che era il loro sguardo il loro entusiasmo la loro energia. Abbiamo parlato per 1 ora e mezza lì nel parcheggio dello Spar.
E proprio in questi giorni mi sto chiedendo il perchè io abbia deciso di rimanere di più in Ungheria, a Budapest.
Forse qui si puo' ancora vivere.
F.
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